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mercoledì 3 giugno 2009

VIAGGIO NELLA TERRA DEI PROTESTANTI


Vi racconto l'esperienza di ieri. Sono andato con un amico nella terra dei protestanti, o meglio di alcuni protestanti particolari. Sono andato in Svizzera. Questa nazione è divisa in Confederazioni ognuna di esse sotto l'influsso linguistico di Italia (il Canton Ticino), Germania (Berna, Zurigo) e Francia (Ginevra e Losanna). Questo per l'aspetto geografico.
Per quanto riguarda la storia è addirittura più semplice e più drammatico: nel 1517 Lutero comincia la "protesta" contro il potere del Papa. Zwigli a Zurigo segue il sacerdote tedesco staccandosi dall'autorità romana. Ne nacque una emorragia spirituale che sarebbe continua con epiloghi tragici e con continue guerre di religione e di potere. Il Crocifisso, in tutto ciò, è stato usato solo come vuoto simbolo. Questo valse una guerra fratricida durata secoli e, se si vuole, non ancora scomparsa, una profonda frattura teologico - culturale e piccoli e grandi predicatori che pretendevano di avere la verità a portata di mano. Inoltre l'intera società si avviava ancora di più a fare della religione un elemento spettacolare e non veritiero. La società, quindi, maturerà i primi semi del futuro laicismo, questo modo di intendere la vita che elimina Dio perché elimina gli uomini di Dio, i religiosi, reprobi e cattivi.
Io non so dirvi se sbagliasse (e sbaglia) un sacerdote senza morale o chi non credeva in Dio perché non credeva nel clero ma posso dire che l'una e l'altra cosa è fuorviante. Ed è l'appunto, la critica maggiore che faccio al Luteranesimo (Protestantesimo), al Calvinismo ed allo Zwiglismo. Nel 1534, infatti, Calvino a Ginevra rifonderà la voce di protesta della Svizzera contro i cattolici, questa volta avendo ancora più fortuna.

Una simpatica signora, guida sulla torre della cattedrale di Berna, ci mostra la cittadina di 500.000 anime, solcate dal sole sui tetti rossastri tra le colline verdi ed il cielo terso ed azzurrino.
Ci parla della cattedrale, che segue appunto gli insegnamenti di Zwigli, quindi chiesa di Quaccheri e Battisti. Ci mostra il ponte vecchio della città, il piccolo nucleo originale, che guarda ad Est. Tutto normale. Sino a quando non indica una chiesa cattolica "scristianizzata", cioè sono cattolici che non seguono il Papa. Questo termine mi ha fatto orrore. Siamo arrivati al fondo dei nostri odi. Come si può essere cristiani cattolici "scristianizzati"? Poco dopo, infatti, mi sono diretto con il mio amico in quella chiesa dei SS. Pietro e Paolo e mi sono inginocchiato a pregare un istante. Finiamola con queste inutili e sterili divisioni. Finiamola!

La Svizzera mi ha sollevato interrogativi molto seri sulla complessità di potere politico e potere religioso. Sulle secolari compromissioni, sulle dispute, sugli angosciosi dilaniamenti della Teologia a danno di un partito politico o di una posizione personale. La Chiesa Cattolica ha sbagliato molto in passato e continua a volte a sbagliare ma non si può prescindere da pochi essenziali punti che difende. Uno di questi la Chiesa come valore e comunità. L'individualismo, l'io solo davanti a Dio (pure magistralmente esposto da filosofi del calibro di Kierkegaard) dimostrano i propri limiti proprio all'alba di un nuovo mondo che sta per nascere; un'alba che la nostra testarda ideologia fa di tutto per ritardare ma che è inesorabile.

- Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino! - (Mt 4, 17)


venerdì 29 maggio 2009

San Paolo

Cari amici,
l'anno Paolino sta volgendo al termine ma è comunque e sempre l'anno di Paolo e di tutti i santi in Paradiso. I santi sono una via che porta alla conoscenza di Cristo ed un ottimo insegnamento per la nostra quotidianità.
In particolare per Paolo la svolta della sua vita non fu frutto di un processo psicologico, di una maturazione o evoluzione intellettuale e morale, ma venne dall'esterno; non fu frutto del suo pensiero ma dall'incontro con Cristo Gesù.
Ogni volta che guardo intensamente questo volto mi sento interrogato sul mio agire ed esortato ad assomigliargli nel suo apostolato.

Paolo Marconi

martedì 26 maggio 2009

IL LINGUAGGIO DEI CRISTIANI

Quando frequentavo l'Università a Bari ho conosciuto dei ragazzi splendidi, pieni di vita che mi hanno saputo trasportare e coinvolgere nel grande progetto di crescita che stavano realizzando. Erano ragazzi di Comunione e Liberazione, quel movimento fondato da don Luigi Giussani, che ha avvicinato il Cristianesimo ai giovani ed ha spiegato con libri popolari il mistero della comunione in Cristo. Con un' immediatezza vera ed autentica è andato poi "alle origini" della pretesa cristiana". Si può dire che abbia fondato una scuola di pensiero nuova, un pò svecchiata, entusiasta.
Ebbene, conoscendo il fondatore approfondivo la conoscenza dei miei amici, coetanei, compagni di studi e d'avventure. Essi, a distanza di tanti anni, sono per me un grandissimo e vivissimo ricordo. Ed andando ai loro incontri ho imparato anche a prevenirli. Tanto il loro linguaggio si assomigliava, o meglio ruotava attorno a delle parole chiave, a dei pilastri ideologici, tanto anche non conoscendo un ragazzo potevo dire, anche extracontestualizzando, che apparteneva al movimento. Il loro lessico erano fatto da parole determinate: "fatto", "incontro", "bellezza", " avvenimento", "centralità dell'uomo", " Cristo".
Sembrebbero parole comuni al linguaggio ecclesiastico ed a quello quotidiano ma l'armonia di coesione e di coerenza che traspariva dal loro pronunciarli ti dichiarava chiaro che ti trovavi di fronte ad uno del movimento. Questo per me è stato un importante insegnamento.
Mi interrogai sul mio, di vocabolario. Quali termini usavo? Termini dannunziani, arcaici, desueti. Scrivevo di poesia e del Padre ma con parole ornate, sfoggianti, barocche.
L'incontro con i ragazzi mi servì. Al di là della mia poesia, al di là della mia letteratura, al di là di tutto mi servì come esperienza umana, esperienza incarnata. Quel loro correre incontro al sole della Verità, con quel fare spensierato e libero ma impegnato e vero proprio di una parte di gioventù cristiana mi rincuorò, mi aprì a nuovi orizzonti.
Scrivevano un foglio cattolico, facevano feste e riunioni, giocavano. Vivevano. Io a volte ero invitato e sentivo in quelle parole che usavano tutta una umanità agitarsi e placarmi ma ero ansioso di scrivere per poter scrivere. Di farmi conoscere per fare conoscere le cose che avevo da dire.
Dopo tanti anni, ebbene, io sono rimasto ad un cristianesimo misero, personale e non maturo, essi non so con quali grandezze avranno provato la vita.
Eppure il "fatto" del nostro "incontro" è stato un "avvenimento" che mi ha fatto capire la "centralità dell'uomo" che crede, che mi ha ancora più che prima, ancora più indissolubilmente legato a Cristo.

NUOVO CRISTIANESIMO

Chi crede in me, non crede in me ma in Colui che mi ha mandato; chi vede me, vede Colui che mi ha mandato (Gv,12, 44-45)
Il blog di analisi, discussione e confronto sulla tradizione, la storia e la filosofia cristiana. Per ritornare alle origini di un pensiero e di un'azione che hanno rivoluzionato il destino dell'umanità.